Il boom dei data center deve fare i conti con il problema del vicinato
L’ascesa del cloud computing e dell’intelligenza artificiale ha spinto la costruzione di data center in aree mai pensate per infrastrutture di scala industriale: parchi commerciali suburbani, snodi stradali rurali e siti a breve distanza da zone residenziali. Per chi vive nelle immediate vicinanze di questi impianti, le preoccupazioni sono rilevanti. I sistemi di raffreddamento e i generatori di emergenza sono in funzione 24 ore su 24, producendo un ronzio meccanico costante che non si attenua nemmeno di notte. Le torri di raffreddamento a evaporazione attingono pesantemente alle risorse idriche locali, talvolta in regioni già soggette a restrizioni per siccità. I generatori diesel, sottoposti a test periodici per garantirne l’operatività in caso di emergenza, contribuiscono ulteriormente alle emissioni e all’inquinamento acustico. Nulla di tutto ciò compare nel materiale di marketing di un data center, ma è una realtà concreta per i quartieri limitrofi.
Cosa richiede davvero la ISO 14001: tutto parte dal nominare l’impatto
La ISO 14001 non consente a un’organizzazione di decidere autonomamente quali aspetti ambientali includere o escludere. La clausola 6.1.2, Aspetti Ambientali, richiede che l’organizzazione determini formalmente tutti gli aspetti ambientali, e i relativi potenziali impatti, tenendo conto del proprio specifico sistema di gestione e del campo di applicazione operativo, in altre parole “le proprie attività, i prodotti e i servizi che può controllare e quelli su cui può esercitare un’influenza”. Questo processo deve essere documentato con evidenze oggettive e deve adottare una prospettiva legata al ciclo di vita. Per un data center, ciò significa che impatti quali la generazione di rumore, il consumo e lo scarico di acqua, e le emissioni dei sistemi di alimentazione di emergenza devono essere tutti identificati e documentati. Un data center non può semplicemente ignorare questi aspetti se intende ottenere la certificazione secondo la norma.
La Norma dà voce ai vicini
La clausola 4.2, Comprendere le Esigenze e le Aspettative delle Parti Interessate, richiede che l’organizzazione identifichi le parti interessate rilevanti per il proprio sistema di gestione ambientale e determini quali delle loro esigenze e aspettative si traducano in obblighi di conformità. Le comunità locali e il vicinato sono esplicitamente riconosciuti come una categoria di parte interessata ai sensi di questa clausola, al pari di autorità di controllo, clienti e dipendenti. Ciò significa che un data center certificato deve accertare cosa si aspetti la comunità locale, in quanto parte interessata rilevante, in merito alle condizioni ambientali, come l’inquinamento acustico e l’uso o lo scarico dell’acqua, andando oltre i semplici requisiti imposti dalle autorizzazioni. La clausola 6.1.4, Rischi e Opportunità, sviluppa ulteriormente tali aspetti, richiedendo che l’organizzazione prenda in considerazione tali questioni esterne – unitamente ai rischi ambientali, agli obblighi di conformità e agli altri elementi a esse correlati –, affinché vengano formalmente gestite all’interno del del sistema di gestione.
Dalla carta alla pratica: controlli operativi
L’identificazione di un impatto è rilevante solo se modifica il funzionamento dell’impianto. La clausola 8.1, Pianificazione e Controllo Operativo, richiede che l’organizzazione stabilisca criteri operativi e implementi controlli per i propri aspetti ambientali significativi, utilizzando una gerarchia di controlli che spazia dall’eliminazione e sostituzione fino a misure ingegneristiche e amministrative. Per le problematiche legate al rumore, le cabine acustiche, le barriere fonoassorbenti e le decisioni sul posizionamento delle apparecchiature possono essere integrate in procedure standard anziché lasciate al giudizio individuale. Per l’acqua, la progettazione del sistema di raffreddamento e i controlli sullo scarico diventano criteri operativi documentati anziché prassi informali.
Prove, non promesse: monitoraggio e misurazione
La clausola 9.1, Monitoraggio, Misurazione, Analisi e Valutazione, richiede che l’organizzazione monitori e misuri le proprie prestazioni ambientali utilizzando metodi definiti e apparecchiature tarate (ove applicabile), e che valuti i risultati rispetto a criteri stabiliti. Nella pratica, ciò può tradursi in rilevazioni del rumore ambientale e dati su consumo o scarico idrico, sotto forma di misurazioni ricorrenti e documentate, anziché rassicurazioni una tantum fornite a una commissione urbanistica. È questa la clausola che trasforma una generica dichiarazione di gestione dell’impatto ambientale in un insieme di evidenze a cui un auditor di certificazione, e di conseguenza la comunità circostante, può fare riferimento come garanzia.
Responsabilità integrata nel sistema
La ISO 14001 richiede inoltre che l’organizzazione risponda delle proprie azioni. Le clausole 9.2, Audit Interno, e 9.3, Riesame della Direzione, richiedono una valutazione interna periodica per verificare se il sistema di gestione ambientale funzioni effettivamente; ad esempio, se vengano rispettati obiettivi e requisiti e se vengano evitati impatti ambientali negativi. Eventuali lacune individuate richiedono una risoluzione, e la norma attribuisce alla direzione la responsabilità di garantirla. La clausola 10, Miglioramento, richiede che le non conformità siano gestite attraverso un processo di risoluzione definito per l’azione correttiva e il miglioramento continuo. Una segnalazione per disturbo della quiete o un superamento dei limiti di consumo idrico non si risolvono con un singolo intervento; diventano invece un input che rafforza i controlli operativi descritti in precedenza per affrontare le cause di fondo. È proprio questo meccanismo a trasformare la certificazione in qualcosa di più di una semplice ispezione una tantum: si tratta di un obbligo continuo a individuare e correggere eventuali carenze.
È proprio questo meccanismo a trasformare la certificazione in qualcosa di più di una semplice ispezione una tantum: si tratta di un obbligo continuo a individuare e correggere eventuali carenze.
Una nota sulle persone all’Interno del perimetro
La ISO 14001 è una norma ambientale, pertanto riguarda l’impatto di un data center sull’ambiente circostante: rumore, acqua, emissioni e rifiuti. La salute e sicurezza sul lavoro– ovvero la tutela delle persone che operano all’interno della struttura – sono invece disciplinate da una norma distinta, la ISO 45001. Alcuni operatori di data center perseguono entrambe le certificazioni contemporaneamente, poiché le due norme condividono una struttura simile e possono essere integrate in un unico sistema di gestione. Una struttura dotata di entrambe le certificazioni affronta il quadro completo: sia il contesto esterno al perimetro aziendale, sia il personale che vi opera all’interno.
In sintesi: la ISO 14001 non si limita a documentare l’impatto ambientale di un data center. Richiede che l’organizzazione lo identifichi, lo controlli, lo misuri e dimostri un miglioramento nel tempo, integrando fin dall’inizio nel processo le aspettative della comunità circostante.
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Domande frequenti
D: La ISO 14001 copre il rumore prodotto da un data center?
R: Sì. L’inquinamento acustico è un potenziale aspetto ambientale, e un’organizzazione certificata deve prenderlo in considerazione, controllandolo eventualmente attraverso procedure operative documentate e monitorandolo rispetto a criteri definiti.
D: La ISO 14001 prende in considerazione l’acqua utilizzata da un data center per il raffreddamento?
R: Sì. Il consumo e lo scarico dell’acqua rientrano negli stessi requisiti relativi a contesto, rischio, aspetti e impatti, e qualsiasi autorizzazione correlata o restrizione idrica locale diventa un obbligo di conformità tracciato ai sensi della clausola 6.1.3.
D: La ISO 14001 è la stessa norma che copre la salute e sicurezza dei dipendenti?
R: No. La ISO 14001 è una norma di gestione ambientale. La salute e sicurezza sul lavoro dei dipendenti è disciplinata dalla ISO 45001, che gli operatori di data center possono adottare insieme alla ISO 14001.
D: Come può una comunità sapere se un data center sta effettivamente rispettando i propri impegni ISO 14001?
R: La certificazione richiede audit interni continui, riesami della direzione e registrazioni di monitoraggio ai sensi delle clausole da 9.1 a 9.3, oltre ad audit di terza parte annuali condotti da un auditor obiettivo e competente dell’organismo di certificazione. Lo stato della certificazione è generalmente verificabile tramite l’organismo di certificazione.
I data center non scompariranno, e nemmeno le comunità che li circondano. La certificazione ISO 14001 offre agli operatori un modo documentato e verificabile per dimostrare di prendere sul serio questa relazione, nonché la propria capacità di incidere sulle comunità limitrofe e sull’ambiente circostante. Contattateci per discutere della certificazione ISO 14001 o per informazioni sulla sua integrazione con la norma ISO 45001, al fine di ottenere un programma completo per la tutela dell’ambiente e la sicurezza dei lavoratori..

